questo non e' un sonetto
come le cose che si rimandano
(domani, non ora, non son capace)
dalla memoria prima o poi saltano
fuori, e ci rovinano la pace
mentale, sempre che ne possediamo.
come quel pensiero che ci dispiace,
quello che puntigliosi noi archiviamo
in un cassetto da dimenticare,
chiuso con una chiave che gettiamo
nel mucchio delle robe poco care.
come notti passate a sentinella
per il pulsare folle di un molare
oppure ripensando alla novella
dell’aneurisma tuo o d’un tuo vicino,
o ancora vomitando a garganella.
così non ci coglie il repentino
cambiare della storia: non sorpresi,
noi rossi e blu nel nostro bigliardino,
avanti indré, toc! spoc! per giorni e mesi,
per anni, lustri, epoche, per vite
maledette e dedite ad un’ascesi
comica e negletta, fra idee smarrite
e posti dove stare, sgarbi avventati,
autolesioni, parole tradite...
deboli, spenti, pure delicati,
colpiti nel profondo da noi stessi
mentre colpiamo gli altri da spietati,
inconsci o consapevoli o depressi.
amleto non risolse la questione,
vogliamo farlo noi, che siamo fessi?
ci basti nostra gastrocombustione:
scusarsi non si può per ogni torto,
né pianger la mancata ribellione.
per vostra informazion, sonetti è morto.
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