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    Archivio Giugno 2006

    canzone delle case vuote

    by sonetti (07/06/2006 - 11:22)

    le case sono vuote.
    lo vedi dalle imposte
    chiuse col fil di ferro e screpolate
    quando per strade ignote
    cerchi delle risposte
    camminando a sera, verso l’estate.
    le case abbandonate
    aspettano una mano di invenzione
    che cali su di loro,
    scoprendone il tesoro
    nascosto per gentil speculazione:
    per ogni metro quadro
    a molti toccherà diventar ladro.

    le case vuote sono
    piene di segni e cose:
    le ragnatele, le prese annerite
    che chiedono perdono
    alle pareti, rose
    secche nelle aiuole, inscheletrite,
    le stampe preferite
    talora appiccicate ancora nelle
    camere dei bambini,
    sembianze di zerbini
    e cessi secchi con le catenelle.
    la carta da parati,
    magari con disegni complicati.

    son vuote quelle case?
    o forse è meglio dirle
    solo “sfitte”? qualcuno le possiede?
    ognuna ha la sua fase,
    ed io vorrei capirle,
    conoscere che storia le precede
    fra cielo e marciapiede.
    residui abbandonati di fortune
    lise, di mano in mano
    vanno, senza baccano.
    auguste e signorili come alcune,
    altre case rurali,
    che la città farà residenziali.

    si riempiono le case
    di disegni e progetti
    celati dietro a plastiche arancioni,
    salvati nella base
    dati, con sottotetti
    sollevati a forza sui cornicioni,
    senza preoccupazioni:
    pareti basse e lucernari a vista,
    nascono nuovi alloggi
    secondo l’uso d’oggi.
    curati nei dettagli dal marmista,
    un poco stanno vuoti
    contando sulle scale passi ignoti.

    anch’io nella mia casa,
    siccome i miei maggiori,
    a pezzo a pezzo pianto le mie tende:
    come una terra invasa,
    la casa i miei colori
    nel suo silenzio passo passo apprende.
    di fuori si distende
    dietro altre case un nuovo panorama.
    mi muovo a piedi nudi
    su pavimenti crudi,
    la notte sciaguattando nel pigiama.
    il vuoto si riempie
    e il sonno infine mi occupa le tempie.

    son vuote le tue stanze,
    però può capitare
    che qualcuno ti venga a visitare.

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