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    Archivio Agosto 2005

    sonetto dei colori dell'estate

    by sonetti (19/08/2005 - 16:38)

    l'odore della carta del gelato
    sa di freddo appiccicoso, di luglio,
    di polvere nell'ombra di un cespuglio,
    di stecco rotto e sciolto cioccolato.

    meriggi di un silenzio allucinato,
    da passare a risolvere il garbuglio
    ieri d'un cruciverba, d'un miscuglio
    di numeri nell'oggi trafelato.

    sa di cicale, di sudore e crema,
    di sale da canzoni spettinate,
    di corse, quiete, notti di caciara.

    potresti dir che è una stagione amara?
    esco d'ufficio in sere desolate:
    chissà se almeno scriverò un poema.

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    sonetto tazza vuota

    by sonetti (13/08/2005 - 07:52)

    compriamo qualcosa, qualsiasi cosa,
    per far finta che vada tutto bene:
    una teiera bianca, per esempio,
    col manico di giunco giapponese.

    veniva già la fine di quel mese
    che delle mie speranze fece scempio.
    "farci del the per ora non conviene",
    e la teiera stette inoperosa.

    dov'è quella teiera stile nippo,
    da pochi soldi, fragile terraglia,
    trovata fra un lenzuolo e una ramazza?

    la password di me stesso è sempre pippo,
    ragiono ancora come un'anticaglia.
    non ho né la teiera, né la tazza.

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    sonetto son contento

    by sonetti (09/08/2005 - 22:59)

    come potrei non essere contento?
    estate calda, scioglie anche l'asfalto,
    piscina vuota per ridarsi smalto,
    sere stellate, refoli di vento,

    traffico nullo, ufficio sonnolento.
    saldi rabbiosi a cui dare l'assalto,
    panche di legno, birre doppio malto
    e le mie mani su cui posare il mento.

    è questa la stagione delle risa?
    l'estate, lo si sa, ti fa indolente:
    sono contento perché so nuotare.

    vivo. respiro. tengo la mia visa.
    e mentre scorre intorno la corrente
    osservo le macerie galleggiare.

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    sonetto della follia conclamata

    by sonetti (01/08/2005 - 15:02)

    la nebbia batte dove il dente duole
    così per noi il tracollo ha da venire
    che lo si attende avanti l'imbrunire
    perché la lingua scaldi un po' le suole.

    forse non comprendete mie parole?
    sarà che non c'è niente da capire,
    sarò un pitone dentro le mie spire,
    saranno fiori secchi nelle aiole.

    le rime che rimbalzano nei prati
    raccontano di quando sui tamburi
    lieti picchianti salivam colline.

    adesso siamo sol degli sbandati
    chiuse le teste dentro quattro muri:
    noi non scaviam per ritrovar rovine.

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