sonetto centouno
sei sette cinque nove ventitré,
quarantadue diciotto diciannove
sessantaquattro cinque pure altrove
infine sette tutti e trentatré.
diciottomila venti manco a me?
novantadue per tre diviso nove,
che quindici cinquanta trentanove
e tremiliardicensessantatré.
poi mille mille mille e ancora mille,
ottantadue tromboni, ventiquattro,
quarantatré gendarmi in un ventotto.
un google di miliardi di scintille
e dieci esposto alla sessantaquattro,
con un cervello a carte e quarant'otto.
sonetto signorsì
è la mia vita ed io me la decido
che son padrone tutto di me stesso
e ne son fiero, senza alcun eccesso:
dal porsi in mezzo, chiunque lo diffido.
ma quando dal comando arriva il grido
che c'è da fare ed è da fare adesso,
la mia fierezza vola dentro il cesso
e nell'ufficio tosto faccio il nido.
c'è scarto grande fra teoria ed agire,
fra noi che liberi ci pretendiamo
ed il dominio che in realtà ci manca.
padron di che? solo di acconsentire,
e più fa male il fatto che sappiamo:
un abominio da cui non s'affranca.
sonetto ma di che ti lamenti
beato te che viaggi lavorando!
ti pagano l'aereo, il ristorante,
e vivaddio l'albergo. nonostante
questo bengodi, ti stai lamentando?
tutti quei posti che vai visitando
potrei vederli solo da pagante:
tu prendi anche la diaria del viandante!
dai, per favor, non dir che sei allo sbando...
provala un poco tu, questa mia vita,
alla mattina in coda e poi la sera,
col mutuo che ti pesa ogni secondo.
tu invece te la giri per il mondo,
saltando e risaltando la frontiera:
cosa ti spacci, per un cenobita?
sonetto della pizzeria australe
pensare "margherita" sa di casa.
se poi la mozzarella è pesantuccia,
cosa importa: non è quello che cruccia,
la comida, ma è solo quel che intasa.
è la sopportazion che è piena rasa:
anche se ti ripeti "buono a cuccia",
ormai dentro non stai più nella buccia
e non ti ci trattien manco la nasa.
e metterne di meno, di basilico?
distogli da te stesso l'attenzione
e ascolta norah jones che te la canta.
così, la tua vita resta in bilico,
mentre una voce dice "fa' attenzione,
che sol di colpo l'anima si schianta".
sonetto della degustazione
noi ci intendiam di vini, di formaggi,
di forti spiriti e degustazione:
così, stappando molte borgognone,
ci dilettiamo a perderci in assaggi.
la voga del momento è degli uvaggi
sapientemente fare recensione:
per imparare abbiamo inclinazione,
lo studio poi, si sa, ci rende saggi.
per sublimare il rischio di cirrosi
ci basta così poco: non beviamo
la vita per riempir, ma per cultura.
poi la mattina, contro l'acidosi,
quattro pasticche scure ci ingoiamo:
e via al lavor, con anda malsicura.





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