sonetto della mia generazione
la mia generazione non ha fatto
niente. qualcuno a volte fa carriera,
fa figli e soldi, se ne va in crociera:
un grande potenziale, nessun atto.
chi c'è che almeno cerchi il suo riscatto,
che l'indole ce l'abbia battagliera,
che si ricordi quando viene sera
che finirà comunque putrefatto...
non abbiam fatto niente, amici cari.
nemmeno raccontiam d'aver provato:
ma a noi tutto sommato il dì di paga
c'è chi dispensa trenta bei denari.
noi giuda che noi stessi abbiam truffato,
di fronte al mondo già calammo braga.
sonetto bigio bigio
sospendere la prosa per il verso:
più che un paraffo dentro il mio quaderno
sembra quasi un programma di governo;
oppure è solo un motto controverso?
il senso di 'sto mondo sta sommerso
da qualche parte fuori, là all'esterno,
nascosto dentro il buio dell'inverno:
a ricercarlo c'è chi s'è già perso.
undici sillabe grondanti qualche
verità, vorrei trovare talora:
dov'è l'amore, dove sono l'ali
per sollevarsi fuggendo le calche,
se c'è del tempo per salvarsi ancora,
com'è che si dividon le vocali...
sonetto che tutte le feste si porta via
c'è il solito cubicolo arancione,
che dicon faccia respirare meglio,
che sia energetico e che tenga sveglio
l'impiegato ricco e quello straccione.
ci son rapporti a cui fare attenzione,
il calendario nuovo fa pendaglio
alla parete: per magia o per sbaglio
siam ritornati, compatti in legione.
ma se a star via non è crollato il mondo,
se ancora la poltrona sta al suo posto,
com'è che fanno a venderci il concetto
che ci è vital dar loro ogni secondo?
sembra che per legarci al girarrosto
si fatica men che con un capretto.





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