sonetto dei bagagli pronti
la faccio volentieri anche planando
la strada che domani porta a casa:
anche se cambiar fuso assai mi sfasa
e se di certo non mi sto annoiando,
sento la testa che se n' sta strippando,
che genera pensieri alla rinfusa,
che fa fatica ad ascoltar la musa.
se non mi salvo manco poëtando,
ragazzi miei, è il caso di partire,
di coccolare quel santo biglietto
che vale un lungo volo nella notte.
sabato sera dopo l'imbrunire
tocco di nuovo il suolo benedetto:
che importan le sinapsi ormai stracotte.
sonetto difettoso e poco ispirato di un pranzo di un sabato solitario
il cielo è grigio e sono a testingiù,
spero non piova, che ho da camminare:
ricerco un posto per poter nuotare,
scarseggio un poco delle rime in u.
forse che piove anche da voi, lassù?
qui il sole sta provando ad occhieggiare
mentre consumo un troppo desinare,
ho il piatto pieno e non ne posso più.
che far se le porzioni sono enormi?
se si divide ci si mangia in tanti,
ce n'è per due, ce n'è forse per tre.
mi sa che cercherò da coricarmi,
così che sti pensieri traboccanti
li calmo e li addormento via da me.
sonetto della pietà
pietà l'è morta si cantava un tempo.
che morta sia davvero io non credo,
ma a chi va destinata, questo chiedo.
per me, la dono a chi muore anzitempo,
anche se in armi ad occupare un campo:
a lui la dono, ma non retrocedo
e tutto nego a chi se ne fa arredo,
di quelle molte salme arse da un lampo.
risorse umane, questo tutti siamo.
spediti a un fronte per chi si guadagna
la sedia al tavolo dei vincitori,
poi ci riempie di fole che beviamo
pensando il mondo sia di chi lo magna.
siam schiavi destinati agli obitori.
sonetto che vado ma poi torno
parto domani e voi già lo sapete,
compagni cari di dipartimento,
io vado con l'aereo controvento
su rotte che mi sono ormai consuete.
ma quando tornerò, la rivedrete,
sta faccia che mi porto sopra il mento,
oppure passerà che con spavento
manco sforzando mi conoscerete?
si va e si viene, immersi nella nebbia,
cercando di capire che succede:
quando capisci poi ti rendi conto
che passi su te stesso in mietitrebbia.
se del cambiare questa è la mercede,
son qui che pago e che non cerco sconto.
sonetto che lo scrivo perché mi va
più passa il tempo più mi sento folle
e non mi sembro accumular saggezza:
non so se percepirne contentezza
o se considerarmi un pappamolle.
più tempo passa e più vuoterei grolle
piene di vino, ma senza gaiezza:
anelo un sole che non m'accarezza,
mi sembro intento a sbucciare cipolle.
se passa tempo, io mi cambio in nulla
e me ne vado almeno con la mente
da qualche parte a divertirmi forte.
ma non crediate che io mi trastulla:
fatto non sono a vivere di niente,
anche se le mie tinte sono smorte.
sonetto della lista d'attesa
talora non si riesce a prenotare:
così, si viene messi nella lista
e tocca poi anelare la conquista
d'una sedia, come fosse un altare.
viaggiare per lavoro, bell'affare!
l'elenco di chi attende, a prima vista,
mi sembra una metafora un po' trista
di nostre vite e nostre facce care.
siam tutti qui in attesa, derelitti,
senza che alcuno venga a richiamarci
per posti e cose che non conosciamo.
ognuno al proprio posto, zitti zitti,
spendendo nostro tempo a imbalsamarci.
passano l'ere e intanto noi aspettiamo.





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