sonetto del venerdi sera
quando stanco via vado dal lavoro
di venerdì non molto reco in mano:
mi sembra mia la sorte del villano
che dentro il campo mai non scava l'oro
e che s'accorge con sommo disdoro
di quanto sia suo faticare vano.
mi alzo ad un orario antelucano,
soltanto a sera tarda me n'affioro,
conservo un vago ricordo del mondo
e spendo il giorno santo per curarmi.
guadagnerete il pane col sudore?
ragazzi, via, pensiamoci un secondo:
a volte credo valga prender l'armi
e ribaltar 'sto globo mentitore.
sonetto della poca ispirazione
si entra e s'esce da mille riunioni
scrivendo poi rapporti a tonnellate:
me se 'sti documenti son vaccate,
cos'è che siamo noi, se non minchioni?
aver la testa piena di illusioni!
pensare al mondo con idee beate,
invece di pigliarselo a zuccate...
comunque, io non credo che scagioni
da nostra colpa l'essere coscienti
di come gira tutta la faccenda.
sappiamo come va, eppur ci stiamo:
diciamolo, che siamo deficienti.
s'esiste un aldilà faremo ammenda,
già che di noi stessi strame facciamo.
sonetto del far tardi in ufficio
siamo pagati, sì, ma così tanto
da trattener noi stessi sulla sedia
avvinti a 'sto lavoro che ci tedia,
ci spreme, ci accompagna al camposanto?
far tardi nell'ufficio non è vanto
che a cor normale faccia dell'invidia:
eppure gli è un costume che ci insidia
e che ci fa più danno dell'amianto.
che sia da far c'è gente che lo dice.
ti guardi intorno, c'è gente che lo fa.
cerchi lo specchio e scopri la tua faccia
fra quelli che lo fan: ne sei felice?
mamma mia, che bello rivederti qua!
ti dici e ti regali una boccaccia.
sonetto del climax
si dice che la vita sia un crescendo
e che salendo allegri per la china
si giunga sulla vetta una mattina
e lì si guardi in basso a quel tremendo
dirupo che ci attende e che scendendo
dovremmo camminar, finché vicina
ci sia una fine temo assai meschina:
e forse sarà allora che sedendo
in cima al monte appena terminato
quella discesa ci farà spavento.
di tempo non abbiamo in abbondanza,
gente più saggia già l'ha declamato,
ma io qui lo ripeto e non mi pento:
un imprevisto è la sola speranza.
sonetto che sembra profetico ma non vuole dire un bel tubo
se il mondo all'improvviso pare ovale
che posson fare quelli che come noi
già corrono sopra lame di rasoi
dormendo dentro un incubo aziendale?
che possiam far contro la micidiale
lama del tempo che falcia anche gli eroi,
noialtri che vaghiamo per corridoi
cercando per uscirne delle scale?
il sotto è sopra, però il sopra è sotto,
ho il cranio un po' confuso, che vuoi fare,
destra e sinistra, il pieno e il vuoto,
fuori c'è sole ma piove a dirotto.
son nella nebbia, fatico a pensare,
ma rompo la gabbia e vado all'ignoto
sonetto molto pessimista della mattina grigia di pioggia e d'altro
se mai il caso vi piomba nella merda
tenete duro e respirate piano:
bello non è sguazzare dentro il guano,
non sia che forza vostra si disperda.
se mai voleste appendervi a una corda
perché dentro v'erutta un gran vulcano,
cacciate 'sto pensiero fuorimano:
non siate voi per voi cobra che morda.
c'è un cielo grigio che minaccia pioggia,
son già bagnato dentro nella carne,
guardo là sopra e non so ciò che vedo.
la vita è un cuoco pazzo che foraggia
le nostre sorti a che non siano scarne:
credo perché ci vuole sul suo spiedo.
sonetto scombinato sotto la pioggia
ma cribbio cribbio, guarda come piove!
vien giù, dicon, che quasi par pagata
facesse freddo, sai che nevicata
a confinarci dentro nell'alcove?
siam umidicci, n'ho le controprove,
io che giammai pronuncio una vaccata:
sto nella stirpe ch'è sottopagata,
non ho l'ombrello, e qui fuori piove.
forza compagni, reclamiamo aumenti!
certo non c'entra, ma chissenefrega:
abbiamo lo stipendio e ne siam fieri,
anche se poi viviam di patimenti.
ma chi sarà quel sottile stratega
che mai soddisferà suoi desideri?





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